Background: questo elaborato è stato svolto con l’obiettivo di mettere in evidenza l’importanza del microbiota cutaneo in relazione alla patologia dell’ACNE, sia nella determinazione dello stato infiammatorio che in relazione ad un possibile uso terapeutico per una migliore gestione del trattamento. Modalità di svolgimento: lo studio inizia da una disamina degli aspetti anatomici, fisiologici e biochimici della cute, mettendo in risalto l’ecosistema dinamico e complesso costituito da pieghe, nicchie e invaginazioni in cui risiedono diverse comunità di microrganismi tra cui virus, batteri, archea e funghi che costituiscono il microbiota cutaneo, biofilm microbico che ha un importante ruolo anche nei processi immunitari e fisiologici non solo della cute ma di tutto il nostro organismo. Un secondo step di approfondimento su tale aspetto ha permesso di porre attenzione anche alle interazioni ospite-microbiota che possono portare a squilibri della microflora batterica, che sfociano nell’insorgenza di svariate condizioni patologiche della pelle, in particolare dell’acne. Il focus dello studio mira a evidenziare il modo in cui l’alterazione del microbiota cutaneo porta all’insorgenza dell’acne, e in questo senso risulta essere fondamentale il ruolo del Propionibacterium acnes, che si è dimostrato essere l’attore chiave nello sviluppo dell’acne. Infine, in riferimento alle più aggiornate linee guida terapeutiche, si è preso in esame un possibile ventaglio di opzioni oggi disponibili: farmaci – cosmetici – prebiotici e probiotici topici e sistemici, evidenziando criticità e potenzialità. I trattamenti ottimali possono essere motivati anche da un’analisi più accurata possibile dei parametri cutanei più rilevanti, facendo utilizzo, in fase di diagnosi, a strumenti di bioingegneria non invasivi, per le misurazioni di pH, idratazione, sebo e rilevazione del grado infiammatorio del microbiota. Questi strumenti permettono di ipotizzare anche un utilizzo in farmacia per sollecitare una migliore compliance terapeutica da parte del paziente. Conclusioni: Partendo da questo studio, è possibile ipotizzare come la ricerca futura sarà sicuramente centrata sull’approfondimento di tutti gli aspetti microbiologici, diagnostici e terapeutici del microbiota cutaneo che potrebbero anche rappresentare una nuova frontiera per la gestione dell’acne lieve in farmacia in alternativa o in associazione ai più tradizionali schemi terapeutici finora adottati.

Il microbiota cutaneo: ruolo e potenziale terapeutico nel trattamento dell'acne vulgaris

ASCIOTI, MATTIA
2019/2020

Abstract

Background: questo elaborato è stato svolto con l’obiettivo di mettere in evidenza l’importanza del microbiota cutaneo in relazione alla patologia dell’ACNE, sia nella determinazione dello stato infiammatorio che in relazione ad un possibile uso terapeutico per una migliore gestione del trattamento. Modalità di svolgimento: lo studio inizia da una disamina degli aspetti anatomici, fisiologici e biochimici della cute, mettendo in risalto l’ecosistema dinamico e complesso costituito da pieghe, nicchie e invaginazioni in cui risiedono diverse comunità di microrganismi tra cui virus, batteri, archea e funghi che costituiscono il microbiota cutaneo, biofilm microbico che ha un importante ruolo anche nei processi immunitari e fisiologici non solo della cute ma di tutto il nostro organismo. Un secondo step di approfondimento su tale aspetto ha permesso di porre attenzione anche alle interazioni ospite-microbiota che possono portare a squilibri della microflora batterica, che sfociano nell’insorgenza di svariate condizioni patologiche della pelle, in particolare dell’acne. Il focus dello studio mira a evidenziare il modo in cui l’alterazione del microbiota cutaneo porta all’insorgenza dell’acne, e in questo senso risulta essere fondamentale il ruolo del Propionibacterium acnes, che si è dimostrato essere l’attore chiave nello sviluppo dell’acne. Infine, in riferimento alle più aggiornate linee guida terapeutiche, si è preso in esame un possibile ventaglio di opzioni oggi disponibili: farmaci – cosmetici – prebiotici e probiotici topici e sistemici, evidenziando criticità e potenzialità. I trattamenti ottimali possono essere motivati anche da un’analisi più accurata possibile dei parametri cutanei più rilevanti, facendo utilizzo, in fase di diagnosi, a strumenti di bioingegneria non invasivi, per le misurazioni di pH, idratazione, sebo e rilevazione del grado infiammatorio del microbiota. Questi strumenti permettono di ipotizzare anche un utilizzo in farmacia per sollecitare una migliore compliance terapeutica da parte del paziente. Conclusioni: Partendo da questo studio, è possibile ipotizzare come la ricerca futura sarà sicuramente centrata sull’approfondimento di tutti gli aspetti microbiologici, diagnostici e terapeutici del microbiota cutaneo che potrebbero anche rappresentare una nuova frontiera per la gestione dell’acne lieve in farmacia in alternativa o in associazione ai più tradizionali schemi terapeutici finora adottati.
2019
The skin microbiota: role and therapeutic potential in the treatment of acne vulgaris
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