This thesis examines the failure of international protection in the face of the genocides in Rwanda (1994) and Srebrenica (1995), focusing on the role of the United Nations and the European Union. Through a historical and analytical reconstruction of the two cases, the study highlights how the formal presence of international missions and the existence of an advanced normative framework were insufficient to ensure effective protection of civilian populations. The research then analyses the evolution of international responses since the 2000s, with particular attention to the Responsibility to Protect, the reform of peacekeeping operations, and the European Union’s role as a normative and civilian actor. The central argument is that these failures cannot be explained solely by operational or legal shortcomings, but rather by structural limits of the international order, including state sovereignty, selective intervention, and asymmetric decision-making power. The thesis concludes that, despite significant normative and discursive developments, genocide prevention remains deeply constrained by political and geopolitical factors that continue to undermine the effectiveness of international protection.

La tesi analizza il fallimento della protezione internazionale di fronte ai genocidi del Rwanda (1994) e di Srebrenica (1995), ponendo al centro dell’indagine il ruolo delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Attraverso una ricostruzione storico-analitica dei due casi, il lavoro mostra come la presenza formale di missioni internazionali e l’esistenza di un articolato quadro normativo non siano state sufficienti a garantire la tutela effettiva delle popolazioni civili. La ricerca esamina successivamente l’evoluzione delle risposte della comunità internazionale a partire dagli anni Duemila, soffermandosi sulla Responsibility to Protect, sulla riforma delle operazioni di peacekeeping e sul contributo dell’Unione Europea come attore normativo e civile. L’argomentazione centrale sostiene che i fallimenti osservati non siano riconducibili esclusivamente a carenze operative o giuridiche, ma a limiti strutturali dell’ordine internazionale, legati alla sovranità statale, alla selettività dell’intervento e alla distribuzione asimmetrica del potere decisionale. La tesi conclude che, nonostante importanti avanzamenti sul piano normativo e discorsivo, la prevenzione dei genocidi rimane fortemente condizionata da fattori politici e geopolitici che continuano a ridurre l’efficacia della protezione internazionale.

Ombre blu in Rwanda e a Srebrenica: analisi critica del fallimento della protezione internazionale tra Nazioni Unite e Unione Europea

RUSSO, ANDREA GIUSEPPE
2024/2025

Abstract

This thesis examines the failure of international protection in the face of the genocides in Rwanda (1994) and Srebrenica (1995), focusing on the role of the United Nations and the European Union. Through a historical and analytical reconstruction of the two cases, the study highlights how the formal presence of international missions and the existence of an advanced normative framework were insufficient to ensure effective protection of civilian populations. The research then analyses the evolution of international responses since the 2000s, with particular attention to the Responsibility to Protect, the reform of peacekeeping operations, and the European Union’s role as a normative and civilian actor. The central argument is that these failures cannot be explained solely by operational or legal shortcomings, but rather by structural limits of the international order, including state sovereignty, selective intervention, and asymmetric decision-making power. The thesis concludes that, despite significant normative and discursive developments, genocide prevention remains deeply constrained by political and geopolitical factors that continue to undermine the effectiveness of international protection.
2024
Blu Shadows in Rwanda and Srebrenica: A Critical Analysis of the Failure of International Protection between the United Nations and the European Union
La tesi analizza il fallimento della protezione internazionale di fronte ai genocidi del Rwanda (1994) e di Srebrenica (1995), ponendo al centro dell’indagine il ruolo delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Attraverso una ricostruzione storico-analitica dei due casi, il lavoro mostra come la presenza formale di missioni internazionali e l’esistenza di un articolato quadro normativo non siano state sufficienti a garantire la tutela effettiva delle popolazioni civili. La ricerca esamina successivamente l’evoluzione delle risposte della comunità internazionale a partire dagli anni Duemila, soffermandosi sulla Responsibility to Protect, sulla riforma delle operazioni di peacekeeping e sul contributo dell’Unione Europea come attore normativo e civile. L’argomentazione centrale sostiene che i fallimenti osservati non siano riconducibili esclusivamente a carenze operative o giuridiche, ma a limiti strutturali dell’ordine internazionale, legati alla sovranità statale, alla selettività dell’intervento e alla distribuzione asimmetrica del potere decisionale. La tesi conclude che, nonostante importanti avanzamenti sul piano normativo e discorsivo, la prevenzione dei genocidi rimane fortemente condizionata da fattori politici e geopolitici che continuano a ridurre l’efficacia della protezione internazionale.
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Descrizione: La tesi analizza i genocidi del Rwanda e di Srebrenica come casi emblematici del fallimento della protezione internazionale, concentrandosi sul ruolo delle Nazioni Unite e sui limiti strutturali dell'azione del peacekeeping
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14239/32808