La mia passione per la musica, non provenendo da una famiglia di musicisti, nasce intorno ai nove anni grazie alla mia insegnante armena di pianoforte, che con inesauribile energia riesce a trasmettermi l’amore per i grandi classici, ma soprattutto per alcuni compositori della sua stessa nazionalità. Uno di questi, che particolarmente tocca la mia sensibilità, è Arno Arutyunovich Babajanian (1921-1983). Dall’ascolto dei suoi brani si evince immediatamente una carica positiva, un forte ottimismo - nonostante talvolta si celi tra le trame della musica un sentimento nostalgico - e un’esemplare forza di volontà nell’affrontare le sfide della vita. Si è ancora più fortunati se si ha la possibilità di suonare i suoi brani, di poter afferrare, con le dita e con la mente, le sue note e trasferirle su uno strumento musicale. Per animare le note, rispettando l’estetica e la poetica del compositore, è indispensabile conoscerne la vita e le influenze musicali, e il contesto storico e culturale, che l’ha preceduto e che successivamente gli ha fatto da sfondo, perché - come tutti gli armeni - è molto legato alle tradizioni del suo Paese. Nella mia ricerca ho preso in esame un’opera per pianoforte: Sei immagini (1965), comprendente sei brani molto diversi tra loro, ma che combinano elementi folcloristici con tecniche compositive innovative per l’Unione sovietica. Ne viene presentata una possibile analisi musicale, posta in rapporto con le tradizioni armene e il percorso evolutivo dell’autore; e una successiva messa in relazione con il pensiero interpretativo di una concertista armena Ani Martirosyan.
“Sei immagini” di Arno Babajanian: tradizione armena e innovazione musicale
BRESOLIN, FABIOLA
2024/2025
Abstract
La mia passione per la musica, non provenendo da una famiglia di musicisti, nasce intorno ai nove anni grazie alla mia insegnante armena di pianoforte, che con inesauribile energia riesce a trasmettermi l’amore per i grandi classici, ma soprattutto per alcuni compositori della sua stessa nazionalità. Uno di questi, che particolarmente tocca la mia sensibilità, è Arno Arutyunovich Babajanian (1921-1983). Dall’ascolto dei suoi brani si evince immediatamente una carica positiva, un forte ottimismo - nonostante talvolta si celi tra le trame della musica un sentimento nostalgico - e un’esemplare forza di volontà nell’affrontare le sfide della vita. Si è ancora più fortunati se si ha la possibilità di suonare i suoi brani, di poter afferrare, con le dita e con la mente, le sue note e trasferirle su uno strumento musicale. Per animare le note, rispettando l’estetica e la poetica del compositore, è indispensabile conoscerne la vita e le influenze musicali, e il contesto storico e culturale, che l’ha preceduto e che successivamente gli ha fatto da sfondo, perché - come tutti gli armeni - è molto legato alle tradizioni del suo Paese. Nella mia ricerca ho preso in esame un’opera per pianoforte: Sei immagini (1965), comprendente sei brani molto diversi tra loro, ma che combinano elementi folcloristici con tecniche compositive innovative per l’Unione sovietica. Ne viene presentata una possibile analisi musicale, posta in rapporto con le tradizioni armene e il percorso evolutivo dell’autore; e una successiva messa in relazione con il pensiero interpretativo di una concertista armena Ani Martirosyan.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14239/33670