Il presente elaborato indaga le risposte emotive suscitate dalle opere di finzione, inserendosi nel dibattito analitico sul cosiddetto «paradosso della finzione», formalmente inaugurato nel 1975 da Colin Radford. La prima parte del lavoro esamina criticamente la Pretend Theory di Kendall Walton, operandone un confronto con le principali alternative teoriche formulate da Noël Carroll, Richard Moran e Derek Matravers. Successivamente, la ricerca trascende la dimensione puramente logico-argomentativa per esplorare i contributi della neuroestetica, volti a rintracciare i correlati neurali dell'esperienza estetica. In ultima analisi, lo studio evidenzia come l’immaginazione ricopra un ruolo determinante nel benessere psicologico: attraverso il coinvolgimento narrativo, la finzione permette di rielaborare le esperienze personali, attribuire nuovi significati al vissuto e aprire spazi di riflessione trasformativa. L’obiettivo del presente studio è, pertanto, dimostrare come l'intersezione tra saperi scientifici, umanistici e sociali restituisca una comprensione olistica dell'esperienza artistica. Tale prospettiva non solo offre una chiave risolutiva per il paradosso della finzione, ma rivendica il valore intrinseco dell’arte: lungi dall’essere un mero divertissement contemporaneo, essa continua a essere un dispositivo fondamentale per la crescita individuale e la coesione sociale, restando fedele a quella funzione adattiva che Ellen Dissanayake ha individuato nelle radici stesse del genere umano.
Il paradosso della finzione: una prospettiva interdisciplinare
MONDELLO, ELENA NATALIA
2024/2025
Abstract
Il presente elaborato indaga le risposte emotive suscitate dalle opere di finzione, inserendosi nel dibattito analitico sul cosiddetto «paradosso della finzione», formalmente inaugurato nel 1975 da Colin Radford. La prima parte del lavoro esamina criticamente la Pretend Theory di Kendall Walton, operandone un confronto con le principali alternative teoriche formulate da Noël Carroll, Richard Moran e Derek Matravers. Successivamente, la ricerca trascende la dimensione puramente logico-argomentativa per esplorare i contributi della neuroestetica, volti a rintracciare i correlati neurali dell'esperienza estetica. In ultima analisi, lo studio evidenzia come l’immaginazione ricopra un ruolo determinante nel benessere psicologico: attraverso il coinvolgimento narrativo, la finzione permette di rielaborare le esperienze personali, attribuire nuovi significati al vissuto e aprire spazi di riflessione trasformativa. L’obiettivo del presente studio è, pertanto, dimostrare come l'intersezione tra saperi scientifici, umanistici e sociali restituisca una comprensione olistica dell'esperienza artistica. Tale prospettiva non solo offre una chiave risolutiva per il paradosso della finzione, ma rivendica il valore intrinseco dell’arte: lungi dall’essere un mero divertissement contemporaneo, essa continua a essere un dispositivo fondamentale per la crescita individuale e la coesione sociale, restando fedele a quella funzione adattiva che Ellen Dissanayake ha individuato nelle radici stesse del genere umano.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14239/34418