Indigenous land dispossession in Honduras has led to severe human rights violations and has intensified with the expansion of neoliberal policies. Among the actors benefiting from this process, drug trafficking has increasingly relied on rural and indigenous territories for money laundering and logistical operations. This phenomenon is rooted in colonial and racialized structures, making Indigenous and Black communities socially invisible and depicting their lands as “idle” or “underutilized”. This thesis examines the relationship between coloniality and drug trafficking in Honduras and analyzes how this nexus affects indigenous identity, with particular attention to communities along the Atlantic coast. It investigates the historical and political conditions that have enabled indigenous land dispossession, focusing on the role of drug trafficking and its broader socio-political implications. The research adopts an interdisciplinary theoretical approach, drawing on postcolonial theory, critical Indigenous studies, and political economy, and engages with anthropological, economic, and socio-political literature, as well as reports from international organizations such as the United Nations Office on Drugs and Crime. The findings identify a connection between the narco land grab and the persistence of colonial and racialized social hierarchies. Drug trafficking operates through socially embedded networks that reproduce these structures, portraying indigenous communities as “underdeveloped” or “anti-establishment” within a Self–Other narrative. This dynamic is further reinforced by US-driven drug control policies, rooted in a longstanding political alliance between Honduras and the United States, which has promoted militarized interdiction and racialized forms of criminalization. These processes undermine indigenous environments and territorial governance, ultimately affecting processes of identification and self-determination. Overall, this research provides a comprehensive analysis of how neoliberal reforms and drug-related dynamics converge in facilitating indigenous land dispossession, producing profound humanitarian and cultural consequences. It also highlights the need for future research on alternative drug policy frameworks and geopolitical strategies capable of addressing structural dependency and the limitations of prohibitionist approaches.

L’espropriazione delle terre indigene in Honduras ha prodotto gravi violazioni dei diritti umani e si è particolarmente intensificata con l’espansione di politiche neoliberali. Tra i vari attori che ne traggono beneficio, il narcotraffico è uno di questi e ha progressivamente occupato territori rurali e indigeni per operazioni di riciclaggio e logistica. Questo fenomeno è radicato in strutture coloniali e razzializzate che rendono le comunità Black e indigene invisibili e considerano le loro terre “abbandonate” o “incolte”. Questa tesi esamina la relazione tra colonialità e narcotraffico in Honduras e analizza come questo nesso abbia un impatto sulle identità indigene, ponendo particolare attenzione alle comunità della costa atlantica. La tesi indaga le condizioni storico-politiche che hanno condotto all’espropriazione delle terre indigene, concentrandosi sul ruolo del narcotraffico e sulle sue implicazioni socio-politiche. La ricerca adotta un approccio teorico interdisciplinare, attingendo dalla teoria postcoloniale, studi critici indigeni, ed economia politica. Pertanto utilizza letteratura antropologica, economica e socio-politica, come anche studi e report di organizzazioni internazionali come United Nations Office on Drugs and Crime. I risultati identificano una connessione tra il ‘narco land grab’ e la persistenza di gerarchie sociali coloniali e radicalizzate. Il narcotraffico opera attraverso un sistema di radicamento sociale che riproduce queste strutture, raffigurando le comunità indigene come “sottosviluppate” e “anti-istituzioni e progresso” in una narrativa del Self-Other. Questa dinamica è ulteriormente rafforzata dalle politiche antidroga promosse dagli Stati Uniti, incardinate in un’alleanza strategica tra Stati Uniti e Honduras, che ha elargito politiche di interdizione militarizzate e forme razzializzate di criminalizzazione. Questi processi minano le strutture indigene e la loro governance territoriale, impattando negativamente sui processi di identificazione e di autodeterminazione. In generale, la ricerca propone un’analisi comprensiva di come riforme neoliberal e dinamiche provenienti dal narcotraffico convergano nell’espropriazione delle terre indigene che si ripercuote in danni umanitari e culturali. Evidenzia, inoltre, il bisogno di ricerca futura su efficienti alternative di politiche antidroga e di strategie geopolitiche in grado di affrontare problemi di dipendenza strutturale e limitazioni di approcci proibizionisti.

Colonialità, Narcotraffico e Politiche Antidroga in Honduras: Espropriazione delle Terre Indigene e Implicazioni per le Identità Indigene

CORDIANO, ERICA
2024/2025

Abstract

Indigenous land dispossession in Honduras has led to severe human rights violations and has intensified with the expansion of neoliberal policies. Among the actors benefiting from this process, drug trafficking has increasingly relied on rural and indigenous territories for money laundering and logistical operations. This phenomenon is rooted in colonial and racialized structures, making Indigenous and Black communities socially invisible and depicting their lands as “idle” or “underutilized”. This thesis examines the relationship between coloniality and drug trafficking in Honduras and analyzes how this nexus affects indigenous identity, with particular attention to communities along the Atlantic coast. It investigates the historical and political conditions that have enabled indigenous land dispossession, focusing on the role of drug trafficking and its broader socio-political implications. The research adopts an interdisciplinary theoretical approach, drawing on postcolonial theory, critical Indigenous studies, and political economy, and engages with anthropological, economic, and socio-political literature, as well as reports from international organizations such as the United Nations Office on Drugs and Crime. The findings identify a connection between the narco land grab and the persistence of colonial and racialized social hierarchies. Drug trafficking operates through socially embedded networks that reproduce these structures, portraying indigenous communities as “underdeveloped” or “anti-establishment” within a Self–Other narrative. This dynamic is further reinforced by US-driven drug control policies, rooted in a longstanding political alliance between Honduras and the United States, which has promoted militarized interdiction and racialized forms of criminalization. These processes undermine indigenous environments and territorial governance, ultimately affecting processes of identification and self-determination. Overall, this research provides a comprehensive analysis of how neoliberal reforms and drug-related dynamics converge in facilitating indigenous land dispossession, producing profound humanitarian and cultural consequences. It also highlights the need for future research on alternative drug policy frameworks and geopolitical strategies capable of addressing structural dependency and the limitations of prohibitionist approaches.
2024
Coloniality, Drug-trafficking and Drug Control in Honduras: Indigenous Lands Dispossession and Implications for Indigenous Identities
L’espropriazione delle terre indigene in Honduras ha prodotto gravi violazioni dei diritti umani e si è particolarmente intensificata con l’espansione di politiche neoliberali. Tra i vari attori che ne traggono beneficio, il narcotraffico è uno di questi e ha progressivamente occupato territori rurali e indigeni per operazioni di riciclaggio e logistica. Questo fenomeno è radicato in strutture coloniali e razzializzate che rendono le comunità Black e indigene invisibili e considerano le loro terre “abbandonate” o “incolte”. Questa tesi esamina la relazione tra colonialità e narcotraffico in Honduras e analizza come questo nesso abbia un impatto sulle identità indigene, ponendo particolare attenzione alle comunità della costa atlantica. La tesi indaga le condizioni storico-politiche che hanno condotto all’espropriazione delle terre indigene, concentrandosi sul ruolo del narcotraffico e sulle sue implicazioni socio-politiche. La ricerca adotta un approccio teorico interdisciplinare, attingendo dalla teoria postcoloniale, studi critici indigeni, ed economia politica. Pertanto utilizza letteratura antropologica, economica e socio-politica, come anche studi e report di organizzazioni internazionali come United Nations Office on Drugs and Crime. I risultati identificano una connessione tra il ‘narco land grab’ e la persistenza di gerarchie sociali coloniali e radicalizzate. Il narcotraffico opera attraverso un sistema di radicamento sociale che riproduce queste strutture, raffigurando le comunità indigene come “sottosviluppate” e “anti-istituzioni e progresso” in una narrativa del Self-Other. Questa dinamica è ulteriormente rafforzata dalle politiche antidroga promosse dagli Stati Uniti, incardinate in un’alleanza strategica tra Stati Uniti e Honduras, che ha elargito politiche di interdizione militarizzate e forme razzializzate di criminalizzazione. Questi processi minano le strutture indigene e la loro governance territoriale, impattando negativamente sui processi di identificazione e di autodeterminazione. In generale, la ricerca propone un’analisi comprensiva di come riforme neoliberal e dinamiche provenienti dal narcotraffico convergano nell’espropriazione delle terre indigene che si ripercuote in danni umanitari e culturali. Evidenzia, inoltre, il bisogno di ricerca futura su efficienti alternative di politiche antidroga e di strategie geopolitiche in grado di affrontare problemi di dipendenza strutturale e limitazioni di approcci proibizionisti.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14239/34522