Since the second half of the last century, scholars have introduced the concept of “post-slavery” to analyse the influences and the traces in the present-day societies of the past slavery institution and of its abolition. The intent of this study is to contribute in such research, looking at Moroccan society through Gnawa, the musical and trance-healing tradition formally inherited from black slaves, brought from the Sahel region into Morocco through the trans-Saharan trade. Indeed, mainly thanks to the recent success of its music, Gnawa culture has today reached the national and international stage, leaving behind its original marginal position. In doing so, an increasing number of new younger adepts, no longer necessarily black or with slavery lineage, have joined the tradition, creating internal tensions with the elder masters in the field and generating debates concerning taGnawit, an ambiguous term used to refer to the essence of the culture and to the legitimate participation of its members in it. In the attempt to propose a definition of this concept, age, experience, skin-colour, family lineage, fan appreciation and so on have all been criteria recalled by the Gnawi I could talk with. Rarely, though, I could experience a clear and direct reference to the slavery roots of the tradition. Gnawa therefore represents an interesting case study to examine the contemporary impact and understanding of slavery and of its legacy, still extensively practiced in today’s society, in a context in which, despite never formally abolished, the institution gradually disappeared during the first half of the twentieth century.

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, gli studiosi hanno introdotto il concetto di “post-slavery” (post-schiavitù) per analizzare le influenze e le tracce della passata istituzione della schiavitù e della sua abolizione ancora evidenti nelle società contemporanee. Il fine del presente studio è di contribuire in tale ambito di ricerca, rivolgendo lo sguardo alla società marocchina attraverso la Gnawa, la tradizione caratterizzata dall’uso di musica e trance per scopi terapeutici, ereditata dagli schiavi neri originariamente portati in Marocco dalla regione del Sahel tramite la tratta trans-Sahariana. Infatti, soprattutto grazie al successo di tale musica, la cultura Gnawa ha raggiunto oggi una visibilità nazionale ed internazionale, lasciandosi alle spalle la posizione di marginalità in cui si trovava. Così facendo, sempre più nuovi giovani seguaci, non più necessariamente neri o discendenti dI schiavi, si sono uniti alla tradizione, dando vita a tensioni interne con gli esperti più anziani del settore e generando dibattiti riguardanti la “taGnawit”, un termine ambiguo usato per indicare l’essenza della cultura e la legittimità della partecipazione dei suoi membri a quest’ultima. Nel tentativo di definire tale concetto, i membri Gnawi con cui ho potuto confrontarmi sono ricorsi a criteri quali età, esperienza, colore della pelle, discendenza familiare, apprezzamento dei fan, ecc. Raramente, però, ho potuto riscontrare un preciso e diretto riferimento alle origini della tradizione nell’istituzione schiavista. La Gnawa, quindi, si presenta come un interessante caso di studio per analizzare come la schiavitù e la sua eredità, ancora ampiamente praticata oggi, influenzino e siano compresi nella società odierna, in un contesto dove, seppur mai legalmente abolito, il sistema schiavista sia gradualmente svanito durante la prima metà del ventunesimo secolo.

Ripensare il Passato Taciuto degli Schiavi Neri in Marocco attraverso la Cultura Gnawa

SANTI, CHIARA
2024/2025

Abstract

Since the second half of the last century, scholars have introduced the concept of “post-slavery” to analyse the influences and the traces in the present-day societies of the past slavery institution and of its abolition. The intent of this study is to contribute in such research, looking at Moroccan society through Gnawa, the musical and trance-healing tradition formally inherited from black slaves, brought from the Sahel region into Morocco through the trans-Saharan trade. Indeed, mainly thanks to the recent success of its music, Gnawa culture has today reached the national and international stage, leaving behind its original marginal position. In doing so, an increasing number of new younger adepts, no longer necessarily black or with slavery lineage, have joined the tradition, creating internal tensions with the elder masters in the field and generating debates concerning taGnawit, an ambiguous term used to refer to the essence of the culture and to the legitimate participation of its members in it. In the attempt to propose a definition of this concept, age, experience, skin-colour, family lineage, fan appreciation and so on have all been criteria recalled by the Gnawi I could talk with. Rarely, though, I could experience a clear and direct reference to the slavery roots of the tradition. Gnawa therefore represents an interesting case study to examine the contemporary impact and understanding of slavery and of its legacy, still extensively practiced in today’s society, in a context in which, despite never formally abolished, the institution gradually disappeared during the first half of the twentieth century.
2024
Re-thinking the Silenced Past of Black Slaves in Morocco through Gnawa
A partire dalla seconda metà del secolo scorso, gli studiosi hanno introdotto il concetto di “post-slavery” (post-schiavitù) per analizzare le influenze e le tracce della passata istituzione della schiavitù e della sua abolizione ancora evidenti nelle società contemporanee. Il fine del presente studio è di contribuire in tale ambito di ricerca, rivolgendo lo sguardo alla società marocchina attraverso la Gnawa, la tradizione caratterizzata dall’uso di musica e trance per scopi terapeutici, ereditata dagli schiavi neri originariamente portati in Marocco dalla regione del Sahel tramite la tratta trans-Sahariana. Infatti, soprattutto grazie al successo di tale musica, la cultura Gnawa ha raggiunto oggi una visibilità nazionale ed internazionale, lasciandosi alle spalle la posizione di marginalità in cui si trovava. Così facendo, sempre più nuovi giovani seguaci, non più necessariamente neri o discendenti dI schiavi, si sono uniti alla tradizione, dando vita a tensioni interne con gli esperti più anziani del settore e generando dibattiti riguardanti la “taGnawit”, un termine ambiguo usato per indicare l’essenza della cultura e la legittimità della partecipazione dei suoi membri a quest’ultima. Nel tentativo di definire tale concetto, i membri Gnawi con cui ho potuto confrontarmi sono ricorsi a criteri quali età, esperienza, colore della pelle, discendenza familiare, apprezzamento dei fan, ecc. Raramente, però, ho potuto riscontrare un preciso e diretto riferimento alle origini della tradizione nell’istituzione schiavista. La Gnawa, quindi, si presenta come un interessante caso di studio per analizzare come la schiavitù e la sua eredità, ancora ampiamente praticata oggi, influenzino e siano compresi nella società odierna, in un contesto dove, seppur mai legalmente abolito, il sistema schiavista sia gradualmente svanito durante la prima metà del ventunesimo secolo.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14239/34524