This thesis explores Maurice Ohana's Douze études d'interprétation (1981–1985), focusing in particular on studies I–X for solo piano, placing them in the aesthetic context of the 1980s. The cycle represents an original intersection between tradition and innovation in the genre of the piano study, serving both as a laboratory for experimenting with the instrument’s technical and expressive possibilities and as a pedagogical tool, in continuity with the Études of F. Chopin and especially those of C. Debussy, whose research on sound it continues and enriches, inheriting the timbral-harmonic language and the formal models inspired by the contemplation of natural phenomena and the processes of biological growth that constitute a true archetype. The analysis of compositional forms and techniques and the study of biographical sources also highlight how the multicultural influences to which Ohana was exposed throughout his personal and artistic development played a decisive role in shaping his eclectic style, which integrates elements from diverse musical eras and genres such as Andalusian cante jondo, traditional Central African music, jazz, medieval counterpoint, and the piano works of composers such as B. Bartók, I. Stravinsky, I. Albéniz, M. De Falla, and A. Jolivet. Finally, the research offers a comparison with two other contemporary collections of piano studies, namely the first volume of Études pour piano (1985) by G. Ligeti and the 8 Concert Studies op. 40 by N. Kapustin (1984), highlighting the aesthetic affinities, sources of inspiration, and technical and expressive innovations, as well as the differences in the critical reception of the collections.

L’elaborato indaga i Douze études d’interprétation (1981-1985) di Maurice Ohana, focalizzandosi in particolare sugli studi I-X dedicati al pianoforte solo e collocandoli nel contesto estetico degli anni Ottanta del Novecento. Il ciclo rappresenta un originale punto di intersezione tra tradizione e innovazione nel genere dello studio per pianoforte, configurandosi sia come un laboratorio di sperimentazione delle possibilità tecnico-espressive dello strumento, sia come dispositivo didattico, in continuità con gli Études di F. Chopin e soprattutto quelli di C. Debussy, del quale prosegue e arricchisce la ricerca sul suono ereditandone il linguaggio timbrico-armonico e i modelli formali ispirati dalla contemplazione dei fenomeni naturali e dai processi di crescita biologica che costituiscono un vero e proprio archetipo. L’analisi delle forme e delle tecniche compositive e lo studio delle fonti biografiche evidenziano inoltre come le influenze multiculturali cui Ohana fu esposto nel suo percorso personale e artistico abbiano giocato un ruolo determinate nel plasmare il suo stile eclettico che integra elementi di epoche e generi musicali eterogenei quali il cante jondo andaluso, le musiche tradizionali centroafricane, il jazz, il contrappunto medievale e la produzione pianistica di compositori quali B. Bartók, I. Stravinskij, I. Albeniz, M. De Falla e A. Jolivet. La ricerca offre infine un confronto con altre due raccolte coeve di studi pianistici quali il I volume degli Études pour piano (1985) di G. Ligeti e gli 8 Concert Studies op. 40 di N. Kapustin (1984), mettendo in luce le affinità estetiche, fonti d’ispirazione e innovazioni tecnico-espressive, nonché le differenze nella ricezione critica delle raccolte.

I Douze études d’interprétation di Maurice Ohana nel panorama degli Studi per pianoforte negli anni Ottanta del Novecento

OLIVERI, VALENTINA
2024/2025

Abstract

This thesis explores Maurice Ohana's Douze études d'interprétation (1981–1985), focusing in particular on studies I–X for solo piano, placing them in the aesthetic context of the 1980s. The cycle represents an original intersection between tradition and innovation in the genre of the piano study, serving both as a laboratory for experimenting with the instrument’s technical and expressive possibilities and as a pedagogical tool, in continuity with the Études of F. Chopin and especially those of C. Debussy, whose research on sound it continues and enriches, inheriting the timbral-harmonic language and the formal models inspired by the contemplation of natural phenomena and the processes of biological growth that constitute a true archetype. The analysis of compositional forms and techniques and the study of biographical sources also highlight how the multicultural influences to which Ohana was exposed throughout his personal and artistic development played a decisive role in shaping his eclectic style, which integrates elements from diverse musical eras and genres such as Andalusian cante jondo, traditional Central African music, jazz, medieval counterpoint, and the piano works of composers such as B. Bartók, I. Stravinsky, I. Albéniz, M. De Falla, and A. Jolivet. Finally, the research offers a comparison with two other contemporary collections of piano studies, namely the first volume of Études pour piano (1985) by G. Ligeti and the 8 Concert Studies op. 40 by N. Kapustin (1984), highlighting the aesthetic affinities, sources of inspiration, and technical and expressive innovations, as well as the differences in the critical reception of the collections.
2024
Maurice Ohana’s Douze études d’interprétation in the Context of Piano Études of the 1980s
L’elaborato indaga i Douze études d’interprétation (1981-1985) di Maurice Ohana, focalizzandosi in particolare sugli studi I-X dedicati al pianoforte solo e collocandoli nel contesto estetico degli anni Ottanta del Novecento. Il ciclo rappresenta un originale punto di intersezione tra tradizione e innovazione nel genere dello studio per pianoforte, configurandosi sia come un laboratorio di sperimentazione delle possibilità tecnico-espressive dello strumento, sia come dispositivo didattico, in continuità con gli Études di F. Chopin e soprattutto quelli di C. Debussy, del quale prosegue e arricchisce la ricerca sul suono ereditandone il linguaggio timbrico-armonico e i modelli formali ispirati dalla contemplazione dei fenomeni naturali e dai processi di crescita biologica che costituiscono un vero e proprio archetipo. L’analisi delle forme e delle tecniche compositive e lo studio delle fonti biografiche evidenziano inoltre come le influenze multiculturali cui Ohana fu esposto nel suo percorso personale e artistico abbiano giocato un ruolo determinate nel plasmare il suo stile eclettico che integra elementi di epoche e generi musicali eterogenei quali il cante jondo andaluso, le musiche tradizionali centroafricane, il jazz, il contrappunto medievale e la produzione pianistica di compositori quali B. Bartók, I. Stravinskij, I. Albeniz, M. De Falla e A. Jolivet. La ricerca offre infine un confronto con altre due raccolte coeve di studi pianistici quali il I volume degli Études pour piano (1985) di G. Ligeti e gli 8 Concert Studies op. 40 di N. Kapustin (1984), mettendo in luce le affinità estetiche, fonti d’ispirazione e innovazioni tecnico-espressive, nonché le differenze nella ricezione critica delle raccolte.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14239/34566