Molto tempo dopo il suo crollo, l'Impero Romano ha rifiutato di rimanere nel passato. Repubbliche rinascimentali, assemblee rivoluzionarie, amministratori coloniali, demagoghi fascisti e inquieti commentatori americani hanno tutti fatto ricorso, quasi per riflesso, al medesimo impero scomparso per spiegare sé stessi a sé stessi. Questa tesi assume tale ricorrenza come proprio problema e si interroga su come l'Impero Romano sia stato recepito, reinterpretato e mitizzato nel pensiero politico moderno e contemporaneo, al fine di legittimare, criticare o narrare il potere imperiale nella politica internazionale. La tesi centrale è che Roma funzioni come un mito politico al servizio dell'ordine internazionale: una narrazione flessibile che fornisce categorie già pronte di autorità legittima, gerarchia naturale e forza giustificata, categorie che non necessitano di essere argomentate ogni volta a partire da principi primi. L'immagine guida è quella dello specchio imperiale: chi guarda a Roma vi ritrova le proprie fattezze riflesse, amplificate dall'antichità, cosicché paragonare la propria compagine politica a Roma equivale già a rivendicare ciò a cui essa ha diritto. È decisivo notare che la versatilità del mito fu costruita già nell'antichità: Livio, Sallustio, Polibio, Virgilio, Cicerone e Tacito hanno tramandato modelli concorrenti ai quali gli attori successivi selettivamente attingono. Operando nella tradizione contestualista della storia del pensiero politico internazionale, e considerando monumenti e rituali come argomenti politici al pari dei testi, il lavoro verifica questa proposizione attraverso sei casi di posta in gioco crescente: la repubblica espansionista di Machiavelli, l'invenzione Gibboniana del declino imperiale, Napoleone tra repubblica e impero, l'imperium civilizzatore britannico in India, le Rome totalitarie del Fascismo e del Nazismo, e il declinismo americano contemporaneo. La costanza di queste operazioni attraverso cinque secoli e regimi radicalmente diversi costituisce essa stessa la prova più solida che ciò che è in gioco è un mito piuttosto che un'analisi; e che la distorsione dello specchio, non la sua fedeltà, è la vera fonte della sua persistente potenza.

Long after its collapse, the Roman Empire refused to remain in the past. Renaissance republics, revolutionary assemblies, colonial administrators, Fascist demagogues, and anxious American commentators have all reached, almost reflexively, for the same vanished empire to explain themselves to themselves. This thesis takes that recurrence as its problem and asks how the Roman Empire has been received, reinterpreted, and mythologized in modern and contemporary political thought in order to legitimize, to criticize, or to narrate imperial power in international politics. Its central claim is that Rome functions as a political myth in the service of international order: a flexible narrative supplying ready-made categories of legitimate authority, natural hierarchy, and justified force that need not be argued from first principles. The governing image is the imperial mirror—those who look to Rome find their own features reflected back, magnified by antiquity, so that to compare one's polity to Rome is already to make a claim about what it is entitled to do. Crucially, the myth's versatility was manufactured in antiquity itself: Livy, Sallust, Polybius, Virgil, Cicero, and Tacitus bequeathed competing templates from which later actors selectively retrieve. Working in the contextualist tradition of the history of international political thought, and treating monuments and rituals as political arguments alongside texts, the thesis tests this claim through six cases of escalating stakes: Machiavelli's expansionist republic, Gibbon's invention of imperial decline, Napoleon between republic and empire, the British civilizing imperium in India, the totalitarian Romes of Fascism and Nazism, and contemporary American declinism. The constancy of these operations across five centuries and radically different regimes is itself the strongest evidence that what is at work is myth rather than analysis; and that the mirror's distortion, not its fidelity, is the true source of its enduring power.

Rome as Imperial Mirror: The Myth, Legacy, and Political Uses of the Roman Empire from Machiavelli to Contemporary Debates on American Decline

CIKALOV, GORAN
2025/2026

Abstract

Molto tempo dopo il suo crollo, l'Impero Romano ha rifiutato di rimanere nel passato. Repubbliche rinascimentali, assemblee rivoluzionarie, amministratori coloniali, demagoghi fascisti e inquieti commentatori americani hanno tutti fatto ricorso, quasi per riflesso, al medesimo impero scomparso per spiegare sé stessi a sé stessi. Questa tesi assume tale ricorrenza come proprio problema e si interroga su come l'Impero Romano sia stato recepito, reinterpretato e mitizzato nel pensiero politico moderno e contemporaneo, al fine di legittimare, criticare o narrare il potere imperiale nella politica internazionale. La tesi centrale è che Roma funzioni come un mito politico al servizio dell'ordine internazionale: una narrazione flessibile che fornisce categorie già pronte di autorità legittima, gerarchia naturale e forza giustificata, categorie che non necessitano di essere argomentate ogni volta a partire da principi primi. L'immagine guida è quella dello specchio imperiale: chi guarda a Roma vi ritrova le proprie fattezze riflesse, amplificate dall'antichità, cosicché paragonare la propria compagine politica a Roma equivale già a rivendicare ciò a cui essa ha diritto. È decisivo notare che la versatilità del mito fu costruita già nell'antichità: Livio, Sallustio, Polibio, Virgilio, Cicerone e Tacito hanno tramandato modelli concorrenti ai quali gli attori successivi selettivamente attingono. Operando nella tradizione contestualista della storia del pensiero politico internazionale, e considerando monumenti e rituali come argomenti politici al pari dei testi, il lavoro verifica questa proposizione attraverso sei casi di posta in gioco crescente: la repubblica espansionista di Machiavelli, l'invenzione Gibboniana del declino imperiale, Napoleone tra repubblica e impero, l'imperium civilizzatore britannico in India, le Rome totalitarie del Fascismo e del Nazismo, e il declinismo americano contemporaneo. La costanza di queste operazioni attraverso cinque secoli e regimi radicalmente diversi costituisce essa stessa la prova più solida che ciò che è in gioco è un mito piuttosto che un'analisi; e che la distorsione dello specchio, non la sua fedeltà, è la vera fonte della sua persistente potenza.
2025
Roma come Paradigma Imperiale: Il Mito, L'Eredità e gli Usi Politici dell'Impero Romano da Machiavelli ai Dibattiti Contemporanei sul Declino Americano
Long after its collapse, the Roman Empire refused to remain in the past. Renaissance republics, revolutionary assemblies, colonial administrators, Fascist demagogues, and anxious American commentators have all reached, almost reflexively, for the same vanished empire to explain themselves to themselves. This thesis takes that recurrence as its problem and asks how the Roman Empire has been received, reinterpreted, and mythologized in modern and contemporary political thought in order to legitimize, to criticize, or to narrate imperial power in international politics. Its central claim is that Rome functions as a political myth in the service of international order: a flexible narrative supplying ready-made categories of legitimate authority, natural hierarchy, and justified force that need not be argued from first principles. The governing image is the imperial mirror—those who look to Rome find their own features reflected back, magnified by antiquity, so that to compare one's polity to Rome is already to make a claim about what it is entitled to do. Crucially, the myth's versatility was manufactured in antiquity itself: Livy, Sallust, Polybius, Virgil, Cicero, and Tacitus bequeathed competing templates from which later actors selectively retrieve. Working in the contextualist tradition of the history of international political thought, and treating monuments and rituals as political arguments alongside texts, the thesis tests this claim through six cases of escalating stakes: Machiavelli's expansionist republic, Gibbon's invention of imperial decline, Napoleon between republic and empire, the British civilizing imperium in India, the totalitarian Romes of Fascism and Nazism, and contemporary American declinism. The constancy of these operations across five centuries and radically different regimes is itself the strongest evidence that what is at work is myth rather than analysis; and that the mirror's distortion, not its fidelity, is the true source of its enduring power.
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Descrizione: ROME AS IMPERIAL MIRROR: THE MYTH, LEGACY, AND POLITICAL USES OF THE ROMAN EMPIRE FROM MACHIAVELLI TO CONTEMPORARY DEBATES ON AMERICAN DECLINE
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14239/36088