The purpose of this thesis is to analyze the policies regarding drugs, from the ethical point of view, in the first chapter, and the consequent practical implications, in the following ones. More precisely, why should prohibitionism or anti-prohibitionism be chosen as a moral compass in the creation of laws to combat narcotics and, once this choice has been made, what is entailed in the countries that have used the two different approaches in the fields of health, economy and security. In the first chapter, I will discuss how prohibitionism appeals to moral reasons for preventing an individual from using drugs, but if the same reasons were imposed by the law they would be detrimental to a person's independence and freedom, contradicting his nature as a self-determined being. Next, I will focus on the inconsistency of the law regarding lethality and degree of addiction to drugs, and on the unproven "gateway effect". Finally, I will bring in the examples of fentanyl and krocodil, two extremely dangerous drugs, but available on the black market precisely because of their economic convenience. In the economic chapter, I will analyze how the uninterrupted war on drugs causes both the so-called "profit paradox", namely the tendency to call up rational economic agents in search of profit, and the "squeezing balloon" effect, namely the continuous displacement of production chain rather than its dismantling. The last part concerns international and national security. International, because I believe the largest consumer countries must take into account the victims that the war on drugs brings in passing through developing countries, and nationally because I will highlight how the fundamental component of drug-related crimes is due to their existence in a non-regulated market. The most cited countries are the United States of America, as a reference model for their historic economic and military commitment in the fight against drugs, but which is still a failure, and, on the other hand, Portugal and Switzerland, given their decriminalization policies which provide an example of success in combating drugs.

Lo scopo di questa tesi è analizzare le politiche riguardanti le sostanze stupefacenti dal punto di vista etico e nei loro risvolti pratici. Più precisamente, per quali motivi bisognerebbe scegliere il proibizionismo o l’antiproibizionismo come bussola morale nella creazione delle leggi per il contrasto agli stupefacenti e, una volta fatta questa scelta, cosa ha comportato nei Paesi che hanno utilizzato i due approcci differenti negli ambiti della salute, dell’economia e della sicurezza. Nel primo capitolo tratterò di come il proibizionismo ponga ragioni morali per far sì che un individuo non faccia uso di stupefacenti, ma se le stesse motivazioni venissero imposte attraverso la legge sarebbero lesive dell’indipendenza e della libertà di una persona, la priverebbero della sua stessa natura, vale a dire l’autodeterminazione. Successivamente mi focalizzerò sull’inconsistenza della legge per quanto riguarda la letalità e il grado di dipendenza delle sostanze stupefacenti e sul non dimostrato effetto gateway. Infine, porterò gli esempi di fentanyl e krokodil, due droghe estremamente pericolose, ma disponibili sul mercato illegale a causa dell’assenza di regolamentazioni. Nel capitolo riguardante la parte economica analizzerò come proprio l’ininterrotta guerra alle droghe provoca sia il cosiddetto profit paradox, vale a dire la tendenza a richiamare agenti economici razionali alla ricerca di profitto, sia l’effetto squeezing baloon, vale a dire il continuo spostamento della catena di produzione piuttosto che il suo smantellamento. L’ultima parte riguarda la sicurezza dei Paesi consumatori e dei Paesi produttori. Reputo necessario per i più grandi Paesi consumatori tenere conto delle vittime che la guerra alle droghe porta transitando nelle Nazioni in via di sviluppo. Inoltre, evidenzierò come la componente fondamentale dei crimini legati alle sostanze stupefacenti sia dovuta alla loro esistenza in un mercato non regolamentato. I Paesi più citati sono gli Stati Uniti d’America, in quanto modello di riferimento per il loro storico impegno economico e militare nel contrasto alle droghe, ma tutt’ora fallimentare. In contrapposizione, ho fatto riferimento a Portogallo e Svizzera e alle loro politiche di decriminalizzazione, che forniscono due esempi di successo al contrasto delle sostanze stupefacenti.

I danni del proibizionismo

MONZIO COMPAGNONI, IVO
2019/2020

Abstract

The purpose of this thesis is to analyze the policies regarding drugs, from the ethical point of view, in the first chapter, and the consequent practical implications, in the following ones. More precisely, why should prohibitionism or anti-prohibitionism be chosen as a moral compass in the creation of laws to combat narcotics and, once this choice has been made, what is entailed in the countries that have used the two different approaches in the fields of health, economy and security. In the first chapter, I will discuss how prohibitionism appeals to moral reasons for preventing an individual from using drugs, but if the same reasons were imposed by the law they would be detrimental to a person's independence and freedom, contradicting his nature as a self-determined being. Next, I will focus on the inconsistency of the law regarding lethality and degree of addiction to drugs, and on the unproven "gateway effect". Finally, I will bring in the examples of fentanyl and krocodil, two extremely dangerous drugs, but available on the black market precisely because of their economic convenience. In the economic chapter, I will analyze how the uninterrupted war on drugs causes both the so-called "profit paradox", namely the tendency to call up rational economic agents in search of profit, and the "squeezing balloon" effect, namely the continuous displacement of production chain rather than its dismantling. The last part concerns international and national security. International, because I believe the largest consumer countries must take into account the victims that the war on drugs brings in passing through developing countries, and nationally because I will highlight how the fundamental component of drug-related crimes is due to their existence in a non-regulated market. The most cited countries are the United States of America, as a reference model for their historic economic and military commitment in the fight against drugs, but which is still a failure, and, on the other hand, Portugal and Switzerland, given their decriminalization policies which provide an example of success in combating drugs.
2019
The harms of proibitionism
Lo scopo di questa tesi è analizzare le politiche riguardanti le sostanze stupefacenti dal punto di vista etico e nei loro risvolti pratici. Più precisamente, per quali motivi bisognerebbe scegliere il proibizionismo o l’antiproibizionismo come bussola morale nella creazione delle leggi per il contrasto agli stupefacenti e, una volta fatta questa scelta, cosa ha comportato nei Paesi che hanno utilizzato i due approcci differenti negli ambiti della salute, dell’economia e della sicurezza. Nel primo capitolo tratterò di come il proibizionismo ponga ragioni morali per far sì che un individuo non faccia uso di stupefacenti, ma se le stesse motivazioni venissero imposte attraverso la legge sarebbero lesive dell’indipendenza e della libertà di una persona, la priverebbero della sua stessa natura, vale a dire l’autodeterminazione. Successivamente mi focalizzerò sull’inconsistenza della legge per quanto riguarda la letalità e il grado di dipendenza delle sostanze stupefacenti e sul non dimostrato effetto gateway. Infine, porterò gli esempi di fentanyl e krokodil, due droghe estremamente pericolose, ma disponibili sul mercato illegale a causa dell’assenza di regolamentazioni. Nel capitolo riguardante la parte economica analizzerò come proprio l’ininterrotta guerra alle droghe provoca sia il cosiddetto profit paradox, vale a dire la tendenza a richiamare agenti economici razionali alla ricerca di profitto, sia l’effetto squeezing baloon, vale a dire il continuo spostamento della catena di produzione piuttosto che il suo smantellamento. L’ultima parte riguarda la sicurezza dei Paesi consumatori e dei Paesi produttori. Reputo necessario per i più grandi Paesi consumatori tenere conto delle vittime che la guerra alle droghe porta transitando nelle Nazioni in via di sviluppo. Inoltre, evidenzierò come la componente fondamentale dei crimini legati alle sostanze stupefacenti sia dovuta alla loro esistenza in un mercato non regolamentato. I Paesi più citati sono gli Stati Uniti d’America, in quanto modello di riferimento per il loro storico impegno economico e militare nel contrasto alle droghe, ma tutt’ora fallimentare. In contrapposizione, ho fatto riferimento a Portogallo e Svizzera e alle loro politiche di decriminalizzazione, che forniscono due esempi di successo al contrasto delle sostanze stupefacenti.
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