Climate change is disproportionately affecting high-altitude and high-latitude ecosystems, leading to accelerated warming that shifts the biological cycles of vegetation. Understanding the ability of these plants to adapt to novel environmental conditions is a cornerstone of contemporary conservation strategies. While plants may track their thermal niches, they inevitably encounter fixed photoperiodic regimes tied to latitude, creating a potential ecological mismatch. Evaluating how these species respond to such shifts is essential not only for predicting future biodiversity patterns but also for informing conservation actions, such as assisted migration and the management of protected areas. This study investigates the combined effects of warming and photoperiodic variation through a common garden experiment placed at the 'Bruno Peyronel' Alpine Botanical Garden in Piedmont. We compared vegetation clods from two distinct origins - the Arctic (Ny-Ålesund, Svalbard) and the Alps (Pale di San Martino, Dolomites) - subjecting them to experimental warming via Open Top Chambers and manipulated day lengths (local vs. 24-hour continuous light). The results demonstrate a potential photoperiodic constraint. While alpine species showed significant vegetative resilience and homeostasis, the exposure to 24-hour continuous light acted as a physiological stressor, likely disrupting circadian rhythms and leading to a marked reduction in reproductive success, reduced cover and peculiar increase in biomass. On the other hand, arctic samples exhibited high sensitivity to environmental mismatch and transplant shock, showing a decline in overall plant cover. Our findings reveal that while alpine plants exhibit remarkable phenotypic plasticity, effectively modulating their functional traits in response to the treatments with conservative growth strategies, the photoperiod emerged as a potential limit, impacting biological rhythms and reproductive success, which suggests that thermal suitability alone may be insufficient to guarantee successful colonization. In conclusion, much remains to be discovered regarding these responses, and further studies conducted over longer timeframes are necessary to identify potential trends and shifts in this emerging future scenario.

Il cambiamento climatico sta colpendo in modo sproporzionato gli ecosistemi di alta quota e alta latitudine, portando a un riscaldamento accelerato che altera i cicli biologici della vegetazione. Comprendere la capacità di adattamento di queste piante alle nuove condizioni ambientali è un compito fondamentale delle nuove strategie di conservazione. Sebbene le piante possano migrare seguendo le proprie nicchie termiche, esse incontrano inevitabilmente regimi fotoperiodici fissi legati alla latitudine, creando un potenziale disallineamento ecologico. Valutare come queste specie rispondano a tali cambiamenti è essenziale non solo per prevedere i futuri modelli di distribuzione della biodiversità, ma anche per orientare le azioni di conservazione, come la migrazione assistita e la gestione delle aree protette. Questo studio analizza gli effetti combinati del riscaldamento e della variazione fotoperiodica attraverso un esperimento fondato su un Common garden situato presso il Giardino Botanico Alpino "Bruno Peyronel" in Piemonte. Abbiamo confrontato zolle di vegetazione provenienti da due origini distinte — l'Artico (Ny-Ålesund, Svalbard) e le Alpi (Pale di San Martino, Dolomiti) — sottoponendole a un riscaldamento sperimentale tramite Open Top Chambers e a una manipolazione della durata della luce diurna (luce locale rispetto a 24 ore di luce continua). I risultati dimostrano un potenziale limite fotoperiodico. Sebbene le specie alpine hanno dimostrato una significativa resilienza e omeostasi, l'esposizione a 24 ore di luce continua ha agito come un fattore di stress fisiologico, probabilmente disturbando i ritmi circadiani. Ciò ha portato a una marcata riduzione del successo riproduttivo, a una minore copertura vegetativa e a un peculiare aumento della biomassa. Contrariamente, i campioni artici hanno dato evidenza di un'elevata sensibilità al mismatch ambientale e allo shock da trapianto, evidenziando un declino nella copertura vegetale complessiva. Lo studio rivela che, sebbene le piante alpine mostrino una notevole plasticità fenotipica — modulando efficacemente i propri tratti funzionali in risposta ai trattamenti con strategie di crescita conservative — il fotoperiodo è emerso come un possibile fattore limitante. L'impatto sui ritmi biologici e sul successo riproduttivo suggerisce che l'idoneità termica da sola potrebbe non essere sufficiente a garantire una colonizzazione di successo. In conclusione, molto resta ancora da scoprire riguardo a queste risposte: sono necessari ulteriori studi condotti anche su archi temporali più lunghi per identificare potenziali tendenze e cambiamenti in questo emergente scenario futuro.

Risposte della vegetazione artico-alpina agli effetti combinati di fotoperiodo e temperatura in un'ottica di cambiamento climatico.

COLONNA, GINEVRA
2024/2025

Abstract

Climate change is disproportionately affecting high-altitude and high-latitude ecosystems, leading to accelerated warming that shifts the biological cycles of vegetation. Understanding the ability of these plants to adapt to novel environmental conditions is a cornerstone of contemporary conservation strategies. While plants may track their thermal niches, they inevitably encounter fixed photoperiodic regimes tied to latitude, creating a potential ecological mismatch. Evaluating how these species respond to such shifts is essential not only for predicting future biodiversity patterns but also for informing conservation actions, such as assisted migration and the management of protected areas. This study investigates the combined effects of warming and photoperiodic variation through a common garden experiment placed at the 'Bruno Peyronel' Alpine Botanical Garden in Piedmont. We compared vegetation clods from two distinct origins - the Arctic (Ny-Ålesund, Svalbard) and the Alps (Pale di San Martino, Dolomites) - subjecting them to experimental warming via Open Top Chambers and manipulated day lengths (local vs. 24-hour continuous light). The results demonstrate a potential photoperiodic constraint. While alpine species showed significant vegetative resilience and homeostasis, the exposure to 24-hour continuous light acted as a physiological stressor, likely disrupting circadian rhythms and leading to a marked reduction in reproductive success, reduced cover and peculiar increase in biomass. On the other hand, arctic samples exhibited high sensitivity to environmental mismatch and transplant shock, showing a decline in overall plant cover. Our findings reveal that while alpine plants exhibit remarkable phenotypic plasticity, effectively modulating their functional traits in response to the treatments with conservative growth strategies, the photoperiod emerged as a potential limit, impacting biological rhythms and reproductive success, which suggests that thermal suitability alone may be insufficient to guarantee successful colonization. In conclusion, much remains to be discovered regarding these responses, and further studies conducted over longer timeframes are necessary to identify potential trends and shifts in this emerging future scenario.
2024
Responses of Arctic-Alpine vegetation to the combined effects of photoperiod and temperature in a climate change context.
Il cambiamento climatico sta colpendo in modo sproporzionato gli ecosistemi di alta quota e alta latitudine, portando a un riscaldamento accelerato che altera i cicli biologici della vegetazione. Comprendere la capacità di adattamento di queste piante alle nuove condizioni ambientali è un compito fondamentale delle nuove strategie di conservazione. Sebbene le piante possano migrare seguendo le proprie nicchie termiche, esse incontrano inevitabilmente regimi fotoperiodici fissi legati alla latitudine, creando un potenziale disallineamento ecologico. Valutare come queste specie rispondano a tali cambiamenti è essenziale non solo per prevedere i futuri modelli di distribuzione della biodiversità, ma anche per orientare le azioni di conservazione, come la migrazione assistita e la gestione delle aree protette. Questo studio analizza gli effetti combinati del riscaldamento e della variazione fotoperiodica attraverso un esperimento fondato su un Common garden situato presso il Giardino Botanico Alpino "Bruno Peyronel" in Piemonte. Abbiamo confrontato zolle di vegetazione provenienti da due origini distinte — l'Artico (Ny-Ålesund, Svalbard) e le Alpi (Pale di San Martino, Dolomiti) — sottoponendole a un riscaldamento sperimentale tramite Open Top Chambers e a una manipolazione della durata della luce diurna (luce locale rispetto a 24 ore di luce continua). I risultati dimostrano un potenziale limite fotoperiodico. Sebbene le specie alpine hanno dimostrato una significativa resilienza e omeostasi, l'esposizione a 24 ore di luce continua ha agito come un fattore di stress fisiologico, probabilmente disturbando i ritmi circadiani. Ciò ha portato a una marcata riduzione del successo riproduttivo, a una minore copertura vegetativa e a un peculiare aumento della biomassa. Contrariamente, i campioni artici hanno dato evidenza di un'elevata sensibilità al mismatch ambientale e allo shock da trapianto, evidenziando un declino nella copertura vegetale complessiva. Lo studio rivela che, sebbene le piante alpine mostrino una notevole plasticità fenotipica — modulando efficacemente i propri tratti funzionali in risposta ai trattamenti con strategie di crescita conservative — il fotoperiodo è emerso come un possibile fattore limitante. L'impatto sui ritmi biologici e sul successo riproduttivo suggerisce che l'idoneità termica da sola potrebbe non essere sufficiente a garantire una colonizzazione di successo. In conclusione, molto resta ancora da scoprire riguardo a queste risposte: sono necessari ulteriori studi condotti anche su archi temporali più lunghi per identificare potenziali tendenze e cambiamenti in questo emergente scenario futuro.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14239/34661