The relationship between vision and fear in the history of visual dispositifs is structured around the central claim that to see is, fundamentally, to be frightened. Through a historical and theoretical analysis ranging from spectral apparitions in the magic lantern and the practices of phantasmagoria, to the illusions of optical toys and the configuration of the movie theater (with occasional references to contemporary audiovisual devices), this research explores how fear takes shape as a mediated experience—constructed, organized, and regulated by the very dispositifs that produce it. Particular attention is devoted to the phenomenological dimension of the screen, understood not merely as a surface of projection but as a symbolic apparatus that structures the relations between visibility and invisibility, presence and absence, control and vulnerability. Within this theoretical framework, special emphasis is placed on Francesco Casetti’s concept of the projection/protection complex, which interprets cinema and visual media as ambivalent spaces in which the spectator is simultaneously exposed and sheltered. In this perspective, fear emerges as a structural modality of visual experience, and the spectator learns how to be frightened in conditions of safety.

Il rapporto tra visione e paura nella storia dei dispositivi visivi ha come nodo centrale la teoria secondo cui vedere significa spaventarsi. Attraverso un’analisi storico-teorica dall’apparizione spettrale nella lanterna magica e nelle pratiche della fantasmagoria, dalle illusioni dei giocattoli ottici fino alla configurazione della sala cinematografica (con qualche accenno su dispositivi audiovisivi contemporanei) la ricerca esplora il modo in cui la paura si configura come esperienza mediata, costruita e regolata dai dispositivi stessi. Particolare attenzione è rivolta alla dimensione fenomenologica dello schermo, inteso non soltanto come superficie di proiezione ma anche come dispositivo simbolico che organizza visibile e invisibile, presenza e assenza, controllo e vulnerabilità. In questo quadro teorico, fondamentale è il riferimento al complesso proiezione/protezione elaborato da Francesco Casetti, che interpreta il cinema e i media visivi come spazi ambivalenti e luoghi in cui lo spettatore è simultaneamente esposto e protetto. Così, la paura diventa modalità strutturale dell’esperienza visiva e lo spettatore impara a spaventarsi in sicurezza.

Archeologia di un'emozione: la paura dalla lanterna magica alla sala cinematografica

PASCALE, ROSA
2024/2025

Abstract

The relationship between vision and fear in the history of visual dispositifs is structured around the central claim that to see is, fundamentally, to be frightened. Through a historical and theoretical analysis ranging from spectral apparitions in the magic lantern and the practices of phantasmagoria, to the illusions of optical toys and the configuration of the movie theater (with occasional references to contemporary audiovisual devices), this research explores how fear takes shape as a mediated experience—constructed, organized, and regulated by the very dispositifs that produce it. Particular attention is devoted to the phenomenological dimension of the screen, understood not merely as a surface of projection but as a symbolic apparatus that structures the relations between visibility and invisibility, presence and absence, control and vulnerability. Within this theoretical framework, special emphasis is placed on Francesco Casetti’s concept of the projection/protection complex, which interprets cinema and visual media as ambivalent spaces in which the spectator is simultaneously exposed and sheltered. In this perspective, fear emerges as a structural modality of visual experience, and the spectator learns how to be frightened in conditions of safety.
2024
Archaeology of an emotion: fear from the magic lantern to the movie theater
Il rapporto tra visione e paura nella storia dei dispositivi visivi ha come nodo centrale la teoria secondo cui vedere significa spaventarsi. Attraverso un’analisi storico-teorica dall’apparizione spettrale nella lanterna magica e nelle pratiche della fantasmagoria, dalle illusioni dei giocattoli ottici fino alla configurazione della sala cinematografica (con qualche accenno su dispositivi audiovisivi contemporanei) la ricerca esplora il modo in cui la paura si configura come esperienza mediata, costruita e regolata dai dispositivi stessi. Particolare attenzione è rivolta alla dimensione fenomenologica dello schermo, inteso non soltanto come superficie di proiezione ma anche come dispositivo simbolico che organizza visibile e invisibile, presenza e assenza, controllo e vulnerabilità. In questo quadro teorico, fondamentale è il riferimento al complesso proiezione/protezione elaborato da Francesco Casetti, che interpreta il cinema e i media visivi come spazi ambivalenti e luoghi in cui lo spettatore è simultaneamente esposto e protetto. Così, la paura diventa modalità strutturale dell’esperienza visiva e lo spettatore impara a spaventarsi in sicurezza.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi finita_Rosa Pascale_pdf_a.pdf

accesso aperto

Descrizione: La storia dei dispositivi visivi mostra come vedere significa spaventarsi. Lo schermo organizza il visibile e l'invisibile, tra esposizione e protezione. La paura, così, diventa un'esperienza mediata e costruita dai media stessi.
Dimensione 21.02 MB
Formato Adobe PDF
21.02 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

È consentito all'utente scaricare e condividere i documenti disponibili a testo pieno in UNITESI UNIPV nel rispetto della licenza Creative Commons del tipo CC BY NC ND.
Per maggiori informazioni e per verifiche sull'eventuale disponibilità del file scrivere a: unitesi@unipv.it.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14239/34804