This thesis aims to analyze the dynamics of deconstruction, subversion, and "sabotage" of the detective genre within the Italian literary landscape during the 1960s and 1970s. In a two-decade period marked by profound historical transitions and a widespread impulse toward formal experimentation, the rigid, rational structure of the classic whodunit was adopted by some of the era's most significant authors not as a model of order to replicate, but as a critical device to unhinge, in order to reflect upon the collapse of epistemological certainty and the crisis of the very concept of truth.The investigation is structured around an in-depth, comparative study of three emblematic authors, examined both at the macrotextual level and through a meticulous stylistic and linguistic analysis. The first chapter is dedicated to Leonardo Sciascia, the forerunner of this subversive trend, examining the evolution of his investigative narrative through the novel Todo modo, analyzed as a metaphysical labyrinth and a tool for radical social critique.The second chapter focuses on Giuseppe Pontiggia’s Il giocatore invisibile; by examining narrative focalization and a syntax dominated by ellipsis and contrastive logic, this section demonstrates how Pontiggia’s formal precision functions as a paradoxical instrument to voice ambiguity and daily paradox, resulting in an "anomalous detective story" where language complicates the investigation rather than resolving it.Finally, the third chapter focuses on Germano Lombardi’s literary production through his novel Villa con prato all'inglese; supported by archival research conducted on materials at the Centro Manoscritti, the study highlights how the search for "truth" tragically clashes with the "reality" of an unresolvable tangle of human intrigue. In conclusion, the thesis demonstrates how the detective novel, stripped of its reassuring final resolution, is converted in the works of Sciascia, Pontiggia, and Lombardi into an "endless enigma": an open and problematic territory where literature, renouncing absolute truths, questions its own boundaries and the contradictions of modernity.

Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare le dinamiche di scomposizione, manomissione e "sabotaggio" del genere poliziesco all’interno del panorama letterario italiano tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. In un ventennio contrassegnato da profonde transizioni storiche e da una diffusa spinta alla sperimentazione formale, la struttura rigida e razionale del giallo classico viene assunta da alcuni dei più significativi autori dell’epoca non come un modello d'ordine da replicare, ma come un dispositivo critico da scardinare, al fine di riflettere sul collasso delle certezze gnoseologiche e sulla crisi stessa dell'idea di verità. L'indagine si articola attraverso lo studio approfondito e comparativo di tre figure emblematiche, investigate sia sotto il profilo macrotestuale sia attraverso un minuzioso scavo stilistico e linguistico. Il primo capitolo è dedicato a Leonardo Sciascia, capostipite di questa tendenza eversiva, di cui si esamina l'evoluzione del racconto d'inchiesta attraverso il romanzo Todo modo, inteso come labirinto metafisico e radicale denuncia civile. Il secondo capitolo analizza l'opera di Giuseppe Pontiggia concentrandosi su Il giocatore invisibile; attraverso l'esame dei meccanismi di focalizzazione e di una sintassi dominata dall'ellissi e dalla logica contrastiva, si dimostra come la precisione formale pontiggiana sia in realtà uno strumento paradossale per dare voce all'ambiguità e al paradosso quotidiano, traducendosi in un "giallo anomalo" dove la parola complica l'indagine anziché risolverla. Il terzo capitolo, infine, si focalizza sulla produzione di Germano Lombardi attraverso lo studio di Villa con prato all'inglese; supportato da una ricerca d'archivio condotta sui materiali del Centro Manoscritti, lo studio mette in luce come la ricerca della "verità" si scontra tragicamente con la "realtà" di un groviglio di intrighi umani insolubili. In conclusione, la tesi dimostra come il poliziesco, privato della sua rassicurante soluzione finale, si converta nelle opere di Sciascia, Pontiggia e Lombardi in un "enigma senza fine": un territorio problematico e aperto in cui la letteratura, rinunciando a farsi portatrice di verità assolute, si interroga sui propri limiti e sulle contraddizioni della modernità.

L'enigma senza fine. Pratiche di "sabotaggio" del genere giallo in Leonardo Sciascia, Giuseppe Pontiggia e Germano Lombardi (1960-1980)

LAMENZA, FRANCESCA
2025/2026

Abstract

This thesis aims to analyze the dynamics of deconstruction, subversion, and "sabotage" of the detective genre within the Italian literary landscape during the 1960s and 1970s. In a two-decade period marked by profound historical transitions and a widespread impulse toward formal experimentation, the rigid, rational structure of the classic whodunit was adopted by some of the era's most significant authors not as a model of order to replicate, but as a critical device to unhinge, in order to reflect upon the collapse of epistemological certainty and the crisis of the very concept of truth.The investigation is structured around an in-depth, comparative study of three emblematic authors, examined both at the macrotextual level and through a meticulous stylistic and linguistic analysis. The first chapter is dedicated to Leonardo Sciascia, the forerunner of this subversive trend, examining the evolution of his investigative narrative through the novel Todo modo, analyzed as a metaphysical labyrinth and a tool for radical social critique.The second chapter focuses on Giuseppe Pontiggia’s Il giocatore invisibile; by examining narrative focalization and a syntax dominated by ellipsis and contrastive logic, this section demonstrates how Pontiggia’s formal precision functions as a paradoxical instrument to voice ambiguity and daily paradox, resulting in an "anomalous detective story" where language complicates the investigation rather than resolving it.Finally, the third chapter focuses on Germano Lombardi’s literary production through his novel Villa con prato all'inglese; supported by archival research conducted on materials at the Centro Manoscritti, the study highlights how the search for "truth" tragically clashes with the "reality" of an unresolvable tangle of human intrigue. In conclusion, the thesis demonstrates how the detective novel, stripped of its reassuring final resolution, is converted in the works of Sciascia, Pontiggia, and Lombardi into an "endless enigma": an open and problematic territory where literature, renouncing absolute truths, questions its own boundaries and the contradictions of modernity.
2025
The Endless Enigma: Practices of "Sabotage" of the Detective Genre in Leonardo Sciascia, Giuseppe Pontiggia, and Germano Lombardi (1960–1980)
Il presente lavoro di tesi si propone di analizzare le dinamiche di scomposizione, manomissione e "sabotaggio" del genere poliziesco all’interno del panorama letterario italiano tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. In un ventennio contrassegnato da profonde transizioni storiche e da una diffusa spinta alla sperimentazione formale, la struttura rigida e razionale del giallo classico viene assunta da alcuni dei più significativi autori dell’epoca non come un modello d'ordine da replicare, ma come un dispositivo critico da scardinare, al fine di riflettere sul collasso delle certezze gnoseologiche e sulla crisi stessa dell'idea di verità. L'indagine si articola attraverso lo studio approfondito e comparativo di tre figure emblematiche, investigate sia sotto il profilo macrotestuale sia attraverso un minuzioso scavo stilistico e linguistico. Il primo capitolo è dedicato a Leonardo Sciascia, capostipite di questa tendenza eversiva, di cui si esamina l'evoluzione del racconto d'inchiesta attraverso il romanzo Todo modo, inteso come labirinto metafisico e radicale denuncia civile. Il secondo capitolo analizza l'opera di Giuseppe Pontiggia concentrandosi su Il giocatore invisibile; attraverso l'esame dei meccanismi di focalizzazione e di una sintassi dominata dall'ellissi e dalla logica contrastiva, si dimostra come la precisione formale pontiggiana sia in realtà uno strumento paradossale per dare voce all'ambiguità e al paradosso quotidiano, traducendosi in un "giallo anomalo" dove la parola complica l'indagine anziché risolverla. Il terzo capitolo, infine, si focalizza sulla produzione di Germano Lombardi attraverso lo studio di Villa con prato all'inglese; supportato da una ricerca d'archivio condotta sui materiali del Centro Manoscritti, lo studio mette in luce come la ricerca della "verità" si scontra tragicamente con la "realtà" di un groviglio di intrighi umani insolubili. In conclusione, la tesi dimostra come il poliziesco, privato della sua rassicurante soluzione finale, si converta nelle opere di Sciascia, Pontiggia e Lombardi in un "enigma senza fine": un territorio problematico e aperto in cui la letteratura, rinunciando a farsi portatrice di verità assolute, si interroga sui propri limiti e sulle contraddizioni della modernità.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14239/36426